Straordinario come le cose possano cambiare nel giro di due giorni
senza che sia successo niente.
Del tipo che hai appena finito di parlare con una persona che ti fa stare bene e, guardandoti semplicemente intorno, ti rendi conto che è possibile tutt'altro livello di comunicazione. E vuoi metterlo alla prova, per vedere cosa succede.
Del tipo che scopri che sebbene fare l'amore sia una delle cose che ami di più non sei affatto disposto a condividere certe intimità con chiunque, neanche se quel chiunque ti piace, ma non ti piace abbastanza.
Del tipo che dopo una settimana di alimentazione rigidamente controllata causa impegni sportivi scopri l'esistenza del gelato al caramello.
Del tipo che scambi due parole virtuali con una donna che hai incrociato solo due volte, ma che ti sembra di conoscere da sempre. E pensi che ne scambierai presto altre due, ma forse stavolta non virtuali.
Del tipo che meglio soli che male accompagnati vale adesso più del solito.
Del tipo che non hai voglia di provare a vedere come va solo per assecondare i desideri di persone con cui forse, ma solo forse, potresti anche stare bene.
Del tipo che conosci le regole, le tattiche, le strategie e pure qualche trucco, ma di giocare hai proprio perso la voglia.
Del tipo che non te lo aspettavi che potesse essere così.
Ma ti va benissimo, perchè non hai più alcuna fretta.
Capita di attraversare la notte dentro un pullman dopo una giornata stancante e guardare fuori dal finestrino mentre gli altri fanno casino, la musica dentro le orecchie a coprire il rumore della vita intorno.
Capita di guardare fuori e vedere una strada deserta di campagna, una macchina solitaria, un casolare poco illuminato. E capita di pensare al significato che hanno le cose.
E capita anche di rendersi conto di essere molto fortunati a non aver bisogno di un dramma particolare per imparare ad apprezzare le cose piccole, quelle che normalmente [o forse alle persone normali] passano inosservate. E che sono quelle che, nella loro semplicità, hanno più significato, perchè non hanno bisogno di significati aggiuntivi. Un gabbiano che vola è un gabbiano che vola, non ha bisogno di essere nient'altro. E allo stesso modo un bacio, un abbraccio, un sentimento, una sensazione dovrebbero essere ciò che sono senza doverli per forza caricare di significati aggiuntivi.
Le note sono note, e la musica è musica, senza che ci sia bisogno di aggiungere per forza un testo.
Dovremmo solo lasciarci liberi di ballare.
Questo è un post che aspetta di essere scritto da un paio di giorni, perchè chi lo scrive aspettava una risposta da due giorni. E la risposta è arrivata, sotto forma di domanda. Qualunque altra domanda avrebbe avuto un senso diverso da quell'unica che invece è stata fatta.
E' come accorgersi di un bacio un attimo prima che arrivi, notando lo sguardo che passa dagli occhi alle labbra. Lo sai senza bisogno di sentirtelo dire, senza che chi sta per darti quel bacio ne sia ancora davvero cosciente.
E' come svegliarsi da un lungo sogno, e accorgersi di avere solo sognato. Resta la malinconia di ciò che è stato senza essere davvero mai accaduto. Restano le sensazioni di qualcosa che non è mai davvero esistito. Forti, struggenti, eppure effimere, che non hanno neanche lasciato una traccia nel reale quotidiano.
Mi è spesso capitato di dire, alle donne che ho incontrato lungo il mio cammino, donne che hanno passato brutti momenti, che si sono bruciate sul fuoco di questa o quella passione, di questo o quel voto, di questo o quell'uomo sbagliato, mi è spesso capitato, dicevo, di chiamarle disastri. Per un motivo o per un altro, sono disastri in quello che sono diventate, in quello che sono rimaste, in quello che hanno scelto di essere o di diventare. Sopratutto lo sono in quello che potrebbero essere e non sono ancora.
Anche io sono un disastro. Sono un disastro che attraversa la vita delle persone, costringendole a sbattere la faccia su cose che non volevano vedere, a prendere coscienza di necessità che non volevano ascoltare. Sono un disastro che brucia il dolore passato e lo sostituisce con uno più vivo e intenso eppure, forse per questo, guaribile. Sono un disastro di fuoco che brucia e purifica insieme, violento, inarrestabile, impetuoso e privo di qualsiasi logica. Lo sono stato per tante persone, e continuerò ad esserlo, perchè in fondo è questa la mia natura. E, come ogni disastro che si rispetti, io passo. Attraverso la vita delle persone per un periodo più o meno lungo, ma che può sempre essere quantificato. Un disastro non resta, un disastro non è continuo, è un episodio, un momento, un accadimento. E così sono io. Brucio, purifico, e passo.
E adesso è davvero il momento di andare. Perchè questo disastro non sa aspettare, non sa avere pazienza, non sa cosa significhi la parola attesa. Perchè questo disastro può essere fermato sulla soglia un'unica volta, e a determinate condizioni, e basta un innocente passo indietro per liberarlo da qualsiasi patto, catena o voto.
Il fuoco, dopotutto, non conosce padrone.
E questo disastro, adesso, ha un lavoro da fare. Perchè deve finire un viaggio che ha iniziato un anno fa. Deve completare un percorso che ha già portato molto di buono, ma non tutto quello che avrebbe dovuto. Deve finire il suo viaggio, e deve farlo perchè sente che è arrivato il momento per farlo. Deve bruciare sè stesso, e deve farlo fino in fondo, a qualsiasi costo. E nel farlo deve perdersi, e poi ritrovarsi, perchè è rimasto chiuso anche troppo tempo tra le mani di una persona amata. Questo disastro deve ricominciare a bruciare con l'intensità che gli è propria, deve correre libero nel mondo, perchè questo disastro non ha ancora trovato un suo posto.
Forse, un giorno, questo disastro, questo fuoco che brucia e purifica insieme, troverà qualcuno capace di non temerlo, di ardere senza farsene consumare, di lasciarlo libero pur legandolo a sè. Forse, un giorno.
Ma non oggi.