Di cosa potrei parlarvi stasera?
Forse del miglior sesso orale della mia vita,
ma a voi non farebbe lo stesso effetto.
O forse della donna virtuale che mi si concede [quasi] ogni volta che la incontro online. Un bel cervello la ragazza, davvero, accompagnato da una passione degna di nota. E ho l'impressione di non aver ancora scoperto dove quest'ultima possa portarla.
O forse potrei parlarvi della mia ex migliore amica,
diventata ex quando ha rifiutato di prendere posizione nei miei confronti dopo l'ennesima volta in cui siamo stati qualcosa di diverso da semplici amici.
Potrei dirvi che fa male vederla più bella che mai insieme ad una persona che non conosco
e non salutarla.
Potrei dirvi che mi infastidisce il bisogno di ignorarla perchè non ho nessuna intenzione di cambiare le cose e un semplice saluto sarebbe l'apoteosi dell'ipocrisia.
Ma in fondo neanche questo sarebbe troppo interessante e alla fine se lascio le cose come stanno vuol dire che tutto sommato anche lei non era così importante.
Potrei raccontarvi di quando ho scoperto di essere abbastanza cinico da non cedere al ricatto di una aspirante suicida,
accettando il rischio di averla per sempre sulla coscienza.
Ma forse lei che mi legge potrebbe sentirsi offesa a morte, perciò è meglio che non vi racconti.
Alla fine credo che vi dirò semplicemente di come sto adesso,
seduto davanti ad un computer,
parlando da solo nella speranza che ci sia qualcuno disposto ad ascoltare.
Di come lascio che le parole prendano forma perchè non sempre è possibile tenere tutto dentro, e ancor meno possibile è avere qualcuno che ti ascolti davvero. Non senza pagare, almeno.
Alla fine credo che scriverò un'ultima mail e me ne andrò a dormire, me ne andrò a vivere questo strano fenomeno che mi priva della coscienza per un periodo di circa otto ore e mi trasporta in un futuro non molto lontano,
assolutamente simile a questo momento,
ma sempre leggermente diverso.
Per fortuna.
Mentre percorro il tragitto verso casa
[l'aroma dell'olio per massaggi ancora sulla pelle
in compagnia del ricordo del tocco di due labbra esperte]
passo dalla strada dove lei lavora e penso.
Penso a come deve essere vendersi ogni notte a una persona diversa
mi chiedo se abbia una famiglia, degli amici, una casa.
E mi chiedo se, alla fine, sia tanto diverso dai mille modi in cui ci vendiamo un pò ogni giorno anche noi.
Non mi sorprende neanche più questa perenne situazione di attesa
questo insieme di persone che vanno e vengono
chiamando distrattamente il mio nome,
come fossi un loro diritto.
Non mi sorprende la disparità di giudizio e l'indulgenza assoluta verso le proprie mancanze,
contraltare della veemenza con cui ci si scaglia contro i presunti errori altrui.
Non mi sorprende la facilità con cui si attribuisce volontarietà a situazioni assolutamente casuali,
con cui si diagnostica una cattiveria di fondo a persone genuinamente distratte,
con cui si passa sopra a crudeltà gratuite seguendo l'impeto di un'illusione.
Non mi sorprende,
ma continua ad infastidirmi questa insensata attribuzione di diritti che nessuno ha concesso.
E allo stesso mi affascina la fragilità attentamente nascosta di chi su questi diritti continuamente fa affidamento.
Le parole sono troppo facili da falsificare.
Troppo facile usarle per costruire castelli che crollano inesorabilmente al primo refolo di vento.
Troppo facile usarle per infiammare passione e desiderio.
Troppo facile scegliere quelle giuste per dare la migliore luce al più banale degli eventi.
Forse un pò mi somigliano.
Sarà per questo che mi piacciono tanto.
Nausea delle persone,
di chi mette il suo piccolo interesse personale davanti a qualsiasi altra cosa,
di chi pensa sempre di sapere di più e di meglio degli altri,
di chi si lamenta dei trattamenti ricevuti senza preoccuparsi di quelli che fa ricevere,
di chi parla sempre come se la verità stesse da un'unica parte - la sua.
Nausea delle persone
in un mondo che ne è pieno.
Potrebbe diventare un problema...
[se casualmente, in un momento di profonda autocritica, doveste ritrovarvi in una delle precedenti categorie non fatevi prendere dalla paranoia,
mediamente non mi interessate abbastanza da dedicarvi un post]
Stanotte non appartengo,
esisto,
mi limito ad occupare uno spazio e forse un tempo,
lascio fluire sensazioni che non sono neanche mie,
rubo momenti altrui per costruire un mosaico esteticamente soddisfacente.
Sono il collante,
la malta,
sono solo colui che sceglie le tessere e le accosta.
Dove io le prenda non saprei dirlo,
le trovo a portata di mano,
sotto le dita,
all'occorrenza,
senza neanche dovere cercare.
Ogni tanto mi tocca di scartarne qualcuna,
di doverla smussare per facilitare l'incastro,
ma mediamente non ho molto da fare;
solo guardare e scegliere,
guardare
e scegliere.
E di certo questa musica che passa da un lato all'altro dell'anima è un grande aiuto,
anestetizza i sensi,
acuisce le sensazioni,
aiuta a diluire la concentrazione quel tanto che basta per poterla rendere più densa.
Perciò continuo,
indolente,
a fare il mio piacevole lavoro,
in attesa di vedere l'opera compiuta e di scoprire,
io per primo,
cosa rappresenti.